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La padrona del negozietto

La padrona del negozietto

Qualche anno fà andavo spesso a fare la spesa in un negozietto vicino a casa, la proprietaria, una bella donna sulla quarantina, non certo una modella, ma piacente e molto appariscente.

Soprattutto d’estate indossava degli zoccoletti di legno col tacco di qualche centimetro, per cui io uscivo fuori di testa.
Quando andavo a comprare al suo negozio chiedevo la frutta e la verdura in un ordine per cui doveva andare da una parte all’altra del negozio e io potevo così gustarmi tutta la sua camminata, restavo letteramente ipnotizzato dall’eleganza delle sue gambe e dalla bellezza dei suoi piedi.

Lei si accorgeva di come la guardavo, e certe volte mi sorprendeva a guardarle ipiedi e mi diceva:”beh che guardi? la tua roba stà qui” Sicuramente ci giocava un pò, forse le piaceva l’idea di essere guardata da un ragazzo così tanto più giovane di lei, e io comunque non facevo niente per nascondere questa mia passione per i sui piedi; li fissavo letteralmente a bocca aperta, un pò intontito e assente e lei a volte rideva quando mi vedeva così, quando non c’era nessun’altro. Avevo preso l’abitudine infatti di andare ad orari in cui non c’era nessuno, tipo metà mattinata o primo pomeriggio, soprattutto d’estate, col caldo che fa sono tutti al mare.

Fatto stà che un giorno, mentre mi portava in mano un paio di uova gliene cade uno, proprio sul piede, sporcando tutta la scarpa e impiastriciando il suo piede. Lei disperata non sa che fare, perchè e tutto appiccicoso, e in quel periodo di giorno non c’era acqua per il risparmio.
Devo dire che non ho mai adorato la siccità come quel giorno, perchè subito mi offrii di aiutarla con un panno. Andammo nel retro bottega in modo che nessuno potesse vedere; lei si sedette e si fece da me pulire, ma il panno asciutto non serviva a molto, e lei sentiva sempre quella sgradevole sensazione appiccicosa dell’uovo. Allora senza dire niente, con la scusa di inumidire il piede per lavarlo m’inchino e glielo lecco.
Lei istintivamente lo ritrae e mi chede “ma che fai?”
Io mi giustifico, dicendo che senza acqua per il momento era l’unico modo per tolgiere la sensazione di appiccicoso che le dava molto fastidio, poi sarei andato a prendere una bottiglia d’acqua per pulirglielo meglio.
“beh, contento tu!” questa è stata la risposta che mi ha aperto le porte del paradiso, perchè ho iniziato a leccarle tutto il piede e a pulirlo col panno, e di nuovo a leccarlo, dare qualche inutile furtivo bacio.

Lei si accorge che non lo faccio solo per aiutarla a pulirsi, ma che la cosa mi piace molto, vede la passione, e allora, con un sorriso sarcastico mi dice: “mi sa che quella di pulire era solo una scusa, vero? scommetto che vorresti fare la stessa cosa anche con l’altro piede” e mi guarda dritto negli occhi. io, molto imbarazzato, abbasso gli occhi, guardo i suoi piedi, e quasi balbettante per l’emozione rispondo con una voce appena percettibile “si”.
Lei ritrae il piede che stavo pulendo, si alza e mi dice “dai che non ho tempo da perdere, il piede è pulito, ora vammi a prendere la bottiglia d’acqua così lo puliamo dalla tua saliva. Vai”
Io stordito inizialmente resto inebetito, poi però la perentorietà di quel Vai finale mi ha fatto scattare come una molla e sono corso subito a casa per prendere l’acqua. Ero ansioso di tornare subito, come se mi sentissi profondamente in colpa, come se avessi qualcosa da farmi perdonare.

Quando torno con la bottiglia in mano la trovo seduta nella sedia dela scrivania, e da dietro alla scrivania spunta il suo piede con sulla punta lo zoccoletto di legno che provocatoriamente stà dondolando io mi avvicino e lei mi chiede, (anzi praticamente mi ordina) di laverle il piede con l’acqua. io mi metto i ginocchio di fronte a lei e delicatamente lavo con l’acqua e asciugo, il tutto molto lentamente per gustarmi al massimo quel momento e quella visione così ravvicinata.

Dopo un pò lei fa “guarda che così me lo consumi, smettila di strofinare è già asciutto”.
Allora io tolgo il panno e resto lì in ginocchio guardando il suo piede, mentre lei, comodamente seduta mi guarda e inizia a ridere “Vuoi baciarlo di nuovo, vero? te lo leggo negli occhi. Dai dagli un ultimo bacio d’addio e poi vai che io ho da fare.”
E mentre mi avvicino perbaciarlo un ultima volta lei mi guarda e ride, ride perchè vede la mia passione, la mia devozione, il mio desiderio per il suo piede, e probabilmente mi trova ridicolo.

Lo bacio una, due tre, dieci volte baci piccoli e voraci uno appresso all’altro quasi che il ritmo incalzante potesse impedirle di sottrarsi a quel gesto di profonda devozione. Ma dopo essersi gustata quella scena per alcuni secondi mi da un calcetto in viso e mi dice di andarmene.
“Per oggi ti sei divertito abbastanza, vai adesso, e non pensarci troppo stanotte! ahahahah” e continua a ridere mentre io con grande imbarazzo esco.

Da quel giorno, ogni volta che andavo a comprare le cose se ne stava sempre seduta, non si alzava, non mi serviva più, dovevo prendermi da solo le cose che mi servivano, mentre lei stava seduta faceva dondolare lo zoccoletto o la scarpa, se c’era qualche altro cliente mi faceva aspettare e tutti mi scavalcavano, oppure lei restava a chiaccherare con gli altri.
Ma io continuavo ad andare lì per continuare a vedere quei magnifici piedi, e soprattutto perchè, se non c’erano altri clienti, mentre pagavo mi diceva “Su, dai questo bacio al piede che lo stai guardando da quando sei entrato, così la smetti di pensarci!” e io devotamente mi inginocchiavo e baciavocon passione quel piede, un lungo generoso bacio.
Questa è stata la mia iniziazione, la prima volta che ho avuto l’occasione di venerare una Dea e ho assaggiato la sottomissione, l’adorazione, il rispetto per la Dea, concetti che non conoscevo e che poi ho ritrovato navigando su Internet.

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